Le più antiche memorie certificate della Famiglia de Simone ci portano al 1647 quando un cavaliere di ventura di nome Antonio de Simone (1610 † 31 ottobre 1668), dottore in UJD, acquistò il feudo di Caspoli e ne divenne Barone (l’acquisto fu “in Capite Regia Curia” cioè direttamente dal patrimonio reale).
Il rogito di vendita fu redatto il 29 luglio 1788 a Napoli dal Notaio Donato Antonio Cervelli e recita:
“…col Banco della giustizia, e giurisdizione delle prime e seconde cause, civili, criminali, e miste, e col mero e misto imperio, colla potestà del gladio, con le quattro lettere arbitrarie,e colla facoltà di comporre e transigere delitti, e commutarne la pena corporale in pecuniaria, e quella di rimettere in tutto o in parte, soddisfatta prima la parte lesa, e con tutte le prerogative che sono de Jure Baronii, e del Feudo con tutti i suoi membri, introiti, corpi ed entrate, et signatur coll’infratti corpi…” e, pertanto, detto Antonio ed i suoi eredi dovevano rispondere solo al Sovrano dei loro atti.
Non era quindi un Suffeudo.
I Baroni de Simone furono feudatari di Caspoli dal 1647 al 1788, la località era nel napoletano in Terra di Lavoro. Quando il Feudo fu venduto nel Rogito fu inserita la seguente dicitura : «“Eccetto del titolo di Barone, che s’intende ad esso riserbato per poterne disporre, come li pare e piace di detto titolo”».
Particolarità nel 1700 non inconsueta, si chiamava “retinenti titulo”.
La richiesta ebbe l’approvazione dell’autorità cioè il Regio Assenso che fu annotato a margine dello stesso atto. (il Rogito è conservato dall’Archivio Notarile Distrettuale di Napoli)
Nel corso dei secoli il Titolo si è trasferito nelle generazioni per pervenire al Dr. Arnaldo che ne è l’attuale detentore (come dimostrato da certificati di Stato Civile).
I nomi dei baroni del castello di Caspoli feudo in Terra di Lavoro oggi frazione di Mignano Monte Lungo in provincia di Caserta dal 1517 a pochi anni prima dalla promulgazione delle leggi eversive della feudalità nel Regno di Napoli, sono riportati nei “Regi Cedolari di Terra di Lavoro”, libro conservato dall’Archivio di Stato di Napoli – volume 11, anno 1785 – da pag.492 a 497.